Serrande abbassate e locali sfitti nel Sulcis: a Sant’Antioco la strategia per rilanciare i centri storici
Fermare l’emorragia di chiusure delle attività di quartiere e rilanciare l’economia dei centri urbani attraverso un’alleanza concreta tra operatori e istituzioni. È questo il fulcro del piano emerso a Sant’Antioco durante il convegno “Centri storici: analisi e futuro”, organizzato da Confcommercio Sud Sardegna per contrastare il fenomeno dei locali sfitti che sta colpendo duramente il Sulcis.
I dati presentati dalla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano non lasciano spazio a interpretazioni: negli ultimi dieci anni il territorio provinciale ha visto scomparire il 12% del proprio tessuto imprenditoriale. Il focus su Sant’Antioco restituisce un quadro altrettanto critico: il 73% degli esercenti lamenta una contrazione degli affari negli ultimi tre anni, e l’assenza di nuove iscrizioni alla Camera di Commercio certifica che il ricambio generazionale si è interrotto.
Per invertire questa tendenza, Confcommercio ha proposto la costituzione di un Distretto del commercio. La strategia si basa su azioni mirate: incentivi per agevolare l’ingresso dei giovani imprenditori nei locali oggi abbandonati, e programmi di digitalizzazione per le microimprese. L’indagine sulle attività locali dimostra infatti che le uniche realtà a registrare dati positivi sono quelle che hanno unito l’esperienza alla formazione continua, aprendosi al mercato online.
Il fronte istituzionale si è mostrato ricettivo. Il sindaco Ignazio Locci ha dato la disponibilità a siglare un documento programmatico condiviso, rivendicando l’investimento annuale di circa un milione di euro già sostenuto dall’amministrazione per eventi e animazione territoriale.
Un volano indispensabile per la riuscita del patto sarà il turismo. L’assessore regionale Franco Cuccureddu ha confermato un trend di crescita delle presenze sull’Isola (+34% in due anni), ponendo però l’accento sulla necessità assoluta di destagionalizzare. Solo valorizzando l’archeologia e l’identità locale nei mesi considerati “di spalla”, i centri storici potranno garantirsi quel flusso costante di visitatori necessario per far sopravvivere il commercio di vicinato.




























