La Corte dei conti promuove il bilancio regionale, ma boccia i tempi della sanità
CAGLIARI – I conti della Regione Sardegna tengono, ma la sanità resta il nervo scoperto. È questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata dalla Corte dei conti nell’udienza di parifica del rendiconto 2025, celebrata oggi davanti alle Sezioni Riunite per la Sardegna. Sul piano finanziario i magistrati contabili certificano il rispetto degli equilibri di bilancio: il risultato di amministrazione è positivo per oltre 3,2 miliardi di euro, il debito regionale (1,4 miliardi) è in calo e sostenibile, e nelle casse regionali è arrivata la prima tranche – 570 milioni, destinati a interventi sociali – dell’accordo da 1.190 milioni chiuso a dicembre con il Ministero dell’Economia sulla lunga vertenza delle compensazioni fiscali.
Non mancano però i rilievi: la manovra è stata approvata con quasi quattro mesi di ritardo, costringendo la Regione all’esercizio provvisorio per un terzo dell’anno, e il fondo cassa ha superato i 3,8 miliardi, segno – avverte la Corte – di una cronica difficoltà a trasformare le risorse disponibili in spesa effettiva. Ma è sulla sanità che si concentra l’attenzione dei giudici. La tutela della salute assorbe da sola quasi il 30% del bilancio regionale: 5,3 miliardi stanziati, 4,5 impegnati, 4,2 pagati, con 3,6 miliardi destinati a garantire i livelli essenziali di assistenza. Risorse in crescita, dunque. Eppure i risultati non seguono lo stesso passo: la capacità di pagamento scende dal 98,6% al 93%, e al 31 dicembre restava un numero elevato di prestazioni da recuperare tra visite ambulatoriali, ricoveri e screening. Le liste d’attesa, scrive la Corte, sono “una delle criticità principali” della gestione sanitaria, tanto che incidere sui tempi è giudicato “ormai indifferibile”.
Non va meglio nei pronto soccorso, stretti tra sovraffollamento stagionale, carenza di posti letto e mancanza di medici, con pazienti che restano in barella in attesa di ricovero – il cosiddetto boarding – soprattutto nei presidi delle città. Qualche segnale positivo c’è: le nuove linee sul triage, la rete regionale di gestione dei posti letto e la riorganizzazione del CUP, oltre a un avanzamento superiore all’80% dei cantieri di edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico. Pesano invece i ritardi “ripetuti e gravi” con cui le aziende sanitarie approvano i propri bilanci, che rendono incerta la quantificazione delle perdite da ripianare con fondi regionali.
Nel resto della relazione, la Corte segnala il recupero dei fondi europei 2021- 2027, i progressi del PNRR – 886 progetti e 778 milioni, ma con pagamenti fermi a un terzo del costo complessivo – e la spesa ancora al palo dei 367 milioni destinati al Sulcis per la transizione energetica. Il messaggio finale è chiaro: le risorse ci sono, ora servono i risultati. A partire dalle corsie degli ospedali.




























