Tumore dopo le missioni all’estero, risarcimento per un carabiniere sardo
Ci sono voluti 20 anni ma alla fine è stato riconosciuto un risarcimento economico. Protagonista della storia, un carabiniere sardo. Cesare Salvo aveva 34 anni quando si è ammalato di tumore. Come militare aveva partecipato a 3 missioni in Kosovo, Etiopia e Albania. Qui avrebbe contratto la malattia che lo ha visto impegnato a lottare dal 2006 non solo contro il cancro attraverso operazioni e chemioterapia, ma anche contro la burocrazia.
La sentenza del Tar
Ora il Tar ha stabilito con una sentenza che il carabiniere ha diritto a un risarcimento di 262 mila euro da parte del Ministero della Difesa. Secondo il Tribunale amministrativo, Salvo, impegnato in zone dove veniva utilizzato l’uranio impoverito, avrebbe operato senza adeguati mezzi di protezione. Il calvario del militare era iniziato con la diagnosi nel 2006. Nel 2011 la patologia era stata riconosciuta come causa di servizio mentre nel 2015 era stato concesso lo status di vittima del dovere. Ora la sentenza del Tar che rende giustizia a un servitore dello Stato.
L’avvocato: “Sicurezza per i servitori dello Stato”
Soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. “Un militare sa che una missione può comportare pericoli e li affronta perché ha scelto di servire lo Stato, ma questo non significa che debba accettare anche rischi che possono e devono essere prevenuti. Per troppo tempo molti militari hanno dovuto combattere una seconda battaglia dopo essere tornati dalle missioni, prima contro la malattia e poi per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. La sicurezza non può arrivare dopo, quando il danno si è già verificato. Deve precedere la missione, accompagnarla e continuare anche al rientro. È questa la tutela che lo Stato deve a chi lo serve”.




























