La Sardegna brucia da nord a sud: evacuate abitazioni a Elmas, caccia ai fronti di fuoco in sei comuni
La macchina antincendio della Sardegna rischia di fermarsi nel momento più critico dell’anno. I sindacati Safor, Uil e Fesal hanno proclamato uno sciopero generale di ventiquattr’ore per il prossimo 21 luglio, che vedrà l’astensione totale dal lavoro di tutto il personale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, unita a un presidio sotto il palazzo del Consiglio Regionale a Cagliari.
Al centro della protesta c’è il collasso operativo di un corpo che conta oggi quattrocento posti vacanti tra agenti e ispettori, su una pianta organica di appena milletrecentottanta unità. A fare paura è soprattutto l’età media: il sessanta per cento del personale in attività ha già superato i sessant’anni, mentre l’ultimo concorso pubblico non promette un numero di idonei sufficiente a coprire nemmeno il normale turnover causato dai pensionamenti.
La mobilitazione tocca direttamente la gestione dei roghi estivi. Sotto accusa è il mancato riconoscimento economico e giuridico dei DOS, i Direttori delle Operazioni di Spegnimento, ossia gli specialisti che sul campo coordinano le squadre a terra e guidano i lanci dei mezzi aerei sui fronti del fuoco. Senza risposte dall’Aran sul rinnovo dei contratti fermi dal 2020, sulle tutele assicurative e sul pagamento dei turni straordinari a scavalco, i rappresentanti dei lavoratori avvertono: la capacità d’intervento nelle emergenze è ormai pesantemente compromessa. La palla passa ora alla Giunta Regionale, chiamata a stanziare i settecentocinquantamila euro necessari a sbloccare le progressioni professionali e a garantire la sicurezza del territorio prima che l’estate entri nella sua fase più calda.
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