Portovesme, i sindacati: “Basta perdite di tempo, subito un tavolo al Mimit per rilancio delle produzioni” – VIDEO
PORTOSCUSO – Ancora incertezza sul futuro del polo industriale di Portovesme. Nell’area di crisi complessa restano circa 350 lavoratrici e lavoratori in mobilità in deroga, mentre sono poco più di 70 gli addetti ancora occupati all’interno dello stabilimento di proprietà della SiderAlloys, attualmente coinvolti in cassa integrazione straordinaria.
È il quadro tracciato dalle segreterie territoriali di Fiom, FSM, Uilm e Cub, al termine dell’assemblea di questa mattina, dalla quale è arrivata la richiesta di un’immediata convocazione del tavolo ministeriale al Mimit, con l’obiettivo di rilanciare le produzioni.
Solo pochi mesi fa, nel settembre 2025, ricordano i sindacati, durante una serie di incontri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il futuro dell’area industriale, si era parlato di una possibile svolta per il sito. In quell’occasione, scrivono le sigle sindacali, “si era prospettata la tanto decantata discontinuità con la SiderAlloys, le rassicurazioni del ministro Urso in quella riunione garantivano che nel giro di tre settimane si sarebbe arrivati ad una nuova soluzione”. A rafforzare quelle aspettative era stato anche l’interessamento di una multinazionale greca, che aveva visitato lo stabilimento manifestando la volontà di rilanciare il sito. Tuttavia, nello stesso periodo, le dichiarazioni dell’imprenditore Mannina avevano evidenziato, secondo i sindacati, “l’incapacità imprenditoriale” della SiderAlloys, che per proseguire il progetto di rilancio aveva posto tre condizioni: il prolungamento dell’accordo bilaterale, un ulteriore finanziamento pubblico da 300 milioni di euro e la conferma della partecipazione di Invitalia nella compagine societaria.
“Nessuna delle richieste avanzate dalla Syder Alloys – scrivono i sindacati – anzi constatiamo che la stessa ha manifestato palesemente la propria insussistenza, confermando il fallimento annunciato di un progetto della quale la politica deve trovare soluzioni o assumersi totalmente le proprie responsabilità”. L’interessamento della multinazionale greca, spiegano, resta confermato e l’azienda avrebbe espresso la volontà di procedere con la due diligence, come già comunicato il 24 dicembre scorso. Ma l’attesa rischia di protrarsi senza certezze.
Davanti a cotanta incapacità di prospettare un futuro credibile allo stabilimento -sottolineano i sindacati – vi è il futuro di centinaia di persone e di scelte importanti per il territorio, che impongono soluzioni immediate”. L’assemblea chiede alle istituzioni di assumersi tutte le responsabilità affinché “le garanzie, gli impegni economici e i corsi di formazione fatti svolgere ai lavoratori non siano stati inutili”, ma vadano nella direzione tracciata dall’accordo di programma del 2018, che avrebbe dovuto rilanciare occupazione e produzioni perse con la chiusura dell’Alcoa nel 2012.
“Le condizioni per il rilancio della filiera dell’alluminio ci sono tutte – affermano i sindacati – e non riuscirci a questo punto sarebbe solo una scelta politica”. In caso contrario, avvertono, Mimit e Regione Sardegna dovranno farsi carico di individuare alternative concrete.




























