La Regione recupera 231 milioni da Abbanoa, Todde: “Salvaguardata la gestione pubblica”
La Regione Sardegna recupera 231 milioni di euro che rientreranno nelle casse dell’amministrazione regionale e saranno vincolati al reinvestimento nel sistema idrico integrato. L’operazione consente inoltre ad Abbanoa di mantenere la concessione fino al 2028, con la possibilità di chiedere una proroga fino al 2034.
A comunicarlo è la presidente della Regione, Alessandra Todde, che rivendica il risultato come frutto di un percorso avviato nel 2024 insieme ai Comuni e a EGAS, con l’obiettivo di salvaguardare la gestione pubblica del servizio idrico.
“Duecentotrentuno milioni di euro. Questa è la cifra che oggi torna nelle casse della Regione Sardegna, soldi che sono stati vincolati per essere reinvestiti nel sistema idrico integrato. Abbanoa resta pubblica e potrà mantenere la concessione al 2028 e chiedere la proroga fino al 2034”, dichiara la presidente della Regione, Alessandra Todde.
Secondo la governatrice, il passaggio decisivo è stato l’approvazione, lo scorso 23 aprile, da parte dell’assemblea dei soci di Abbanoa, del piano di rientro della società, definito sostenibile e in linea con le normative europee.
“Questo risultato non è arrivato a caso. È il frutto di un lavoro iniziato nel 2024 insieme ai Comuni, a EGAS, con l’obiettivo molto preciso di difendere la gestione dell’acqua pubblica. Il momento decisivo è stato il 23 aprile di quest’anno quando l’assemblea dei soci di Abbanoa ha approvato un piano di rientro serio, sostenibile, capace di rispettare le regole europee e allo stesso tempo di tutelare gli interessi della Sardegna”, afferma la presidente. “Oggi quel percorso si è concluso. La Regione recupera 231 milioni di euro. Abbanoa resta una società interamente pubblica. I Comuni rafforzano il loro ruolo nella governance arrivando a detenere circa l’86% del capitale sociale. Per me questo è il risultato più importante. Abbiamo dimostrato che si può chiudere un contenzioso complesso senza scaricarne il costo sui cittadini, che si possono rispettare le regole senza rinunciare alla gestione pubblica e che l’acqua può continuare a restare un bene comune sotto il controllo delle istituzioni e dei territori”, conclude Todde




























