Basi militari, M5S sardi in prima linea contro il Ddl Chiesa: “Tentativo di scavalcare la Sardegna”
I parlamentari sardi del MoVimento 5 Stelle e alcuni assessori della Giunta regionale contestano con forza il Disegno di Legge n. 1887, discusso in Commissione Difesa, che prevede la competenza esclusiva dello Stato per le funzioni e le attività in materia di difesa e sicurezza nazionale nonché la clausola di compatibilità per l’applicazione delle disposizioni in materia ambientale adottate dagli enti territoriali alle aree militari.
L’assessora del Lavoro, Desirè Manca, denuncia il silenzio del centrodestra:
“Il vergognoso silenzio dei deputati sardi e dei consiglieri regionali di centrodestra li rende complici di un’iniziativa legislativa che potrebbe compromettere ulteriormente e irreversibilmente il nostro territorio, ancora una volta. Noi non staremo zitti e ci batteremo per difendere la nostra isola, che ha già pagato un prezzo altissimo, che merita rispetto e attenzione, e non può correre ancora il rischio di subire decisioni calate dall’alto. Non possiamo accettare che vengano create ulteriori aree potenzialmente soggette a inquinamento, rischi ambientali o presenza di ordigni inesplosi. La tutela della salute dei cittadini e dell’integrità del nostro ambiente deve rimanere prioritaria”.
I parlamentari M5S Sabrina Licheri, Ettore Licheri, Susanna Cherchi e Mario Perantoni sottolineano:
“Da un lato il governo spinge sull’autonomia, dall’altro prova a fare il padrone in casa d’altri. E con le Regioni e, in particolare, con la Sardegna non tiene minimamente conto delle necessità dei territori. La proposta di legge depositata in Parlamento per rafforzare la competenza esclusiva dello Stato sulle aree che riguardano la ‘difesa e sicurezza nazionale’ rappresenta un tentativo evidente di scavalcare le nostre tutele paesaggistiche e ambientali, e soprattutto lo Statuto speciale.”
L’assessore Francesco Spanedda aggiunge:
“Secondo questa proposta, nelle aree militari le norme regionali si applicherebbero solo se compatibili con le esigenze della Difesa e previo via libera dello Stato Maggiore. Tradotto: basterebbe invocare la ‘sicurezza nazionale’ per neutralizzare le nostre leggi e aggirare qualunque strumento di governo del territorio. Questo è inaccettabile per una Regione autonoma. Il caso di Sant’Elia lo dimostra. Abbiamo contestato con forza l’inserimento dell’area nel bando di Difesa Servizi per un impianto fotovoltaico, rivendicando la titolarità che lo Statuto ci assegna. E lo Stato ha dovuto fare marcia indietro, riconoscendo le nostre ragioni.”
Spanedda richiama anche il principio dello Statuto speciale:
“Quando un bene non è più utilizzato per le funzioni statali originarie, quel bene torna alla Regione. È scritto, è chiaro, ed è un diritto che abbiamo il dovere di far rispettare. Bisogna quindi ricordare che le aree militari, comunque individuate, rimangono allo Stato finché sono utilizzate dalle Forze Armate per le loro funzioni; ma se quell’uso cessa, il bene torna nelle mani dei sardi. L’assimilazione ai siti industriali dismessi, proposta nel disegno di legge, appare quindi fuorviante. Non è quindi pensabile che le aree militari, una volta perimetrate come tali, possano in futuro essere utilizzate per altri scopi sfuggendo alle prescrizioni ambientali e paesaggistiche, come la produzione di energia rinnovabile”.
Infine, Spanedda ribadisce la linea della Regione:
“La Sardegna ha fatto scelte chiare: tutele ambientali rigorose, una pianificazione urbanistica fondata sul principio di sostenibilità e sulla difesa del paesaggio, e una legge – la L.R. 20/2024 – che garantisce un governo dell’energia rispettoso del territorio. Queste norme sono espressione piena della nostra autonomia”.




























