Tumore al seno: screening fermi al 45% nell’isola, parte nuova campagna di prevenzione
In Sardegna meno della metà delle donne aventi diritto si sottopone ai controlli preventivi per il tumore al seno: l’adesione ai programmi di screening mammografico organizzati dal Servizio Sanitario Regionale si ferma al 45%, oltre venti punti percentuali al di sotto dei livelli raccomandati a livello nazionale. È su questa frattura diagnostica che si inserisce l’avvio della campagna “Nastro Rosa” della Fondazione Airc, che per il 2026 mette in campo 14 milioni di euro destinati alla ricerca scientifica sulle patologie oncologiche della mammella più aggressive e refrattarie alle terapie standard.
Se la media nazionale di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si avvicina al 90%, nell’isola il quadro sconta ritardi determinati proprio dalla diagnosi tardiva: un tumore intercettato ai primi stadi garantisce tassi di guarigione molto più elevati rispetto a una lesione scoperta quando è già sintomatica. La conformazione geografica della regione, unita alle criticità logistiche e alle liste d’attesa delle aziende sanitarie locali, contribuisce a tenere una donna su due lontana dalle mammografie periodiche gratuite offerte nella fascia 50-69 anni.
Per sollecitare la partecipazione e raccogliere risorse a favore dei laboratori oncologici, la mobilitazione sarda coinvolgerà l’illuminazione in rosa dei monumenti simbolo da Sassari a Porto Torres, da Silanus a Quartu Sant’Elena, affiancata da eventi di autofinanziamento come la cena di solidarietà in programma il 29 ottobre a Sassari e dalle iniziative sportive territoriali. L’appello dei medici ribadisce che, accanto all’esercizio fisico regolare capace di tagliare il rischio fino al 20%, l’unico argine effettivo alla mortalità rimane l’adesione puntuale alla chiamata attiva degli screening regionali.




























