Carne bovina in Sardegna, Coldiretti: “La filiera è la chiave per far crescere il settore”
La Sardegna può rafforzare il proprio ruolo nel comparto della carne bovina puntando sulla costruzione di una filiera completa e sulla valorizzazione delle competenze maturate durante l’emergenza dermatite. È quanto emerso dal Forum della filiera bovina organizzato a Calangianus dal Comune e da Coldiretti Nord Sardegna.
L’Isola rappresenta circa il 9% del patrimonio nazionale dei bovini da carne ed è ai vertici in Italia per alcune razze, mentre Sassari e Nuoro dispongono di ampie superfici a prato-pascolo. Un patrimonio che, secondo Coldiretti, può essere trasformato in maggiore valore economico intervenendo soprattutto sulla fase dell’ingrasso.
L’Italia importa infatti ogni anno circa 900 mila bovini da ristallo e oltre 550 mila bovini da ingrasso, principalmente da altri Paesi europei. Da qui la proposta di realizzare in Sardegna centri di ingrasso in grado di valorizzare i vitelli nati nell’Isola e trattenere sul territorio una quota maggiore del valore aggiunto.
Il direttore regionale di Coldiretti Sardegna Luca Saba ha indicato tra le priorità anche l’utilizzo delle risorse di Coltiva Italia per la linea vacca-vitello e nuovi interventi regionali a sostegno della filiera. Sulla stessa linea l’assessore regionale dell’Agricoltura Francesco Agus e il presidente della V Commissione del Consiglio regionale Antonio Solinas, che hanno sottolineato l’importanza di una filiera «dall’allevatore al consumatore» e del ricambio generazionale.
Al Forum si è parlato anche di dermatite bovina. La risposta all’emergenza, con la Gallura tra i territori più impegnati, potrebbe trasformare la Sardegna in un laboratorio di ricerca. Secondo Martino Cassandro, direttore tecnico FedANA, l’analisi genetica degli animali entrati in contatto con la malattia senza svilupparla potrebbe consentire di individuare eventuali caratteristiche associate a una maggiore resistenza.
Un percorso che potrebbe mettere insieme dati epidemiologici, ricerca genetica ed esperienza degli allevatori e contribuire, in prospettiva, a un diverso approccio alla gestione della malattia.
Dal confronto è emersa infine la necessità di rafforzare la produzione nazionale di carne bovina, diminuita da circa 780 mila a poco più di 600 mila tonnellate, in un contesto segnato dall’aumento dei costi di produzione e dei prezzi al consumo. Per Coldiretti, un contratto di filiera potrebbe contribuire a riconoscere il valore del lavoro degli allevatori e ridurre la dipendenza dalle importazioni.




























