Il caso Monastir: nel centro migranti risse, aggressioni, disordini e sovraffollamento
Una sassaiola contro la recinzione e arredi interni distrutti: è sfociata in una notte di pesanti disordini la protesta di oltre trecento migranti alloggiati nel Centro di accoglienza straordinaria di Monastir. Il fatto scatenante è avvenuto a chilometri di distanza: l’aggressione subita poco prima da un ospite della struttura, bloccato e picchiato nell’area parcheggi di un centro commerciale a San Sperate da un gruppo arrivato da Sestu.
L’escalation interna e l’intervento delle forze dell’ordine
All’interno dell’ex scuola penitenziaria la reazione è divampata in pochi minuti: danneggiamenti diffusi alle strutture e un fitto lancio di pietre verso l’esterno hanno paralizzato il perimetro per ore. L’ordine è stato ripristinato soltanto con l’intervento in forze dei carabinieri e dei contingenti mobili della polizia, che hanno cinturato l’area evitando che la contesa dilagasse verso il centro abitato, senza che si registrino al momento arresti in flagranza o feriti in pericolo di vita. L’episodio segue di soli dieci giorni l’agguato a colpi di bastone e catene contro quattro cittadini algerini per le strade di Monastir da parte di sei giovani dell’hinterland, e una precedente rissa interna con accoltellamento.
Il nodo del sovrappopolamento e l’allarme dei sindacati
A pesare sull’ordine pubblico è la saturazione della struttura: con l’attivazione dell’hotspot estivo le presenze hanno raggiunto quota 700 a fronte di una capienza fissata a 380 posti, con organici di vigilanza rimasti invariati. Se la sindaca Paola Ugas ha ottenuto il ripristino di un presidio mobile fisso davanti ai cancelli, i sindacati di polizia denunciano l’inadeguatezza delle misure tampone e chiedono controlli costanti sul territorio per impedire che l’esasperazione sfoci in spedizioni punitive tra privati cittadini.




























