Olbia, primi risultati dell’autopsia su Demartis: presenti patologie pregresse
Potrebbe non essere riconducibile all’utilizzo del taser – il condizionale è d’obbligo – la morte di Gianpaolo Demartis, il 57enne originario di Bultei deceduto sabato scorso a Olbia, in ambulanza durante il trasporto in ospedale, dopo essere stato immobilizzato con l’arma a impulsi elettrici dai carabinieri. Ma serviranno sessanta giorni per completare gli accertamenti medico-legali, compresi gli esami tossicologici, disposti dalla Procura di Tempio Pausania, che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo.
Sono le prime indiscrezioni che emergono dall’autopsia eseguita ieri all’Istituto di medicina legale di Sassari dal professor Salvatore Lorenzoni. L’esame ha rilevato problemi cardiaci pregressi nell’imprenditore e stabilito che la ferita sulla fronte non sarebbe riconducibile a un’aggressione.
All’autopsia era presente anche il consulente di parte dei due carabinieri del reparto operativo di Olbia, il medico legale Francesco Serra. I militari sono indagati come atto dovuto: si tratta del capo pattuglia, colpito al volto da Demartis, e del collega che ha materialmente utilizzato il taser, intervenuti dopo l’allarme dei residenti del rione di Santa Mariedda per l’uomo che tentava di entrare nelle abitazioni e disturbava i passanti.
I due sono assistiti dall’avvocata milanese Maria Paola Marro, legale di riferimento del sindacato indipendente dei carabinieri, che in una nota sottolinea come i suoi assistiti abbiano agito correttamente, nel pieno rispetto dei protocolli operativi. Lo stesso sindacato si dice fiducioso e sereno sull’esito degli accertamenti.
Nessun consulente è stato invece nominato dai familiari di Gianpaolo Demartis, difesi dall’avvocato Marco Manca, che ribadisce: massima fiducia nell’operato della magistratura.
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