Operazione Numisma tra Sassari e l’Europa: recuperata rara moneta d’oro e bloccati conti per 250mila euro
Un reperto di inestimabile valore storico, un solido d’oro battuto dalla zecca di Lucca durante il dominio di Carlo Magno, è stato recuperato in Sardegna dopo trent’anni di latitanza nei circuiti del collezionismo illecito. La moneta, che ritrae l’arcangelo Michele, rappresenta una testimonianza rarissima dei legami tra l’isola e l’area bizantina: ne esistono solo quattro esemplari censiti a livello globale. Il pezzo era stato rinvenuto illegalmente nel territorio sardo negli anni ’90 e, nonostante fosse stato danneggiato e poi riassemblato grossolanamente, era diventato il pezzo pregiato di un traffico che univa la Sardegna a Bologna e alle principali piazze d’asta europee.
L’individuazione del reperto è avvenuta a Olbia, intercettato proprio nel momento in cui stava per cambiare nuovamente proprietario. L’indagine, che ha preso il nome di “Numisma”, è scattata in seguito alla comparsa di decine di monete sardo-bizantine in cataloghi di vendita internazionali; pezzi che i ricercatori avevano già documentato scientificamente nel 1996 e che, pertanto, non avrebbero mai dovuto lasciare il suolo italiano.
Il sistema criminale smantellato dalle autorità poggiava su un giro d’affari da circa 500.000 euro. Tra il 2022 e il 2024, il gruppo ha immesso sul mercato oltre 1.500 lotti di monete di epoca punica e romana, spesso appoggiandosi a case d’asta in Spagna e Austria che ignoravano la provenienza furtiva dei beni. L’operazione ha portato al sequestro preventivo di asset finanziari per 250.000 euro e al coinvolgimento di sette persone tra la Sardegna e l’Emilia Romagna, ponendo fine a un’emorragia di reperti archeologici che durava da decenni.




























