Decreto Abodi minaccia l’Ardia di Sedilo: “No a regole che stravolgono una tradizione secolare”
Non si placano le polemiche dopo il decreto firmato il 13 marzo dal ministro dello Sport Andrea Abodi, che impone norme stringenti per le manifestazioni e le corse a cavallo. Tra le principali disposizioni: obbligo di caschetti e giubbini per i cavalieri, transenne lungo i percorsi, fondo tecnico specifico e controlli affidati a un organismo specializzato.
Il rischio è concreto: potrebbero saltare appuntamenti storici tramandati da secoli, come l’Ardia di Sedilo e numerose altre manifestazioni equestri della tradizione sarda. La questione è approdata anche in Parlamento, con gli interventi dei deputati di Forza Italia Pietro Pittalis e di Francesco Mura di Fratelli d’Italia.
A prendere posizione oggi è il consigliere regionale di Sinistra Futura, Giuseppino Canu, che denuncia come «l’applicazione della nuova disciplina sulle manifestazioni che si svolgono fuori dagli impianti autorizzati, introdotta con il decreto dello scorso gennaio dal ministro dello Sport del governo Meloni, rischia di cancellare l’Ardia di Sedilo. Non si tratta di una competizione qualsiasi, ma di una corsa tradizionale con origini secolari».
Canu ricorda che «negli ultimi vent’anni – soprattutto dopo l’ordinanza Martini del 2009 – a Sedilo si è fatto molto per garantire la sicurezza di pubblico, cavalli e cavalieri. Basta citare la protezione all’ingresso del Santuario, le numerose aree interdette al pubblico, il rafforzamento dell’ordine e dei fucilieri, i controlli veterinari».
Secondo il consigliere regionale, «è un compromesso tra tradizione e sicurezza che può essere migliorato, ma non stravolto, come accadrebbe con l’introduzione di paratie, barriere e modifiche al percorso: interventi che aumenterebbero i rischi per animali e spettatori e snaturerebbero il significato rituale dell’evento».
Sul fronte della sicurezza, l’esponente di Sinistra Futura propone di concentrarsi sul binomio cavallo-cavaliere, con visite d’idoneità più accurate ed esami specifici sugli arti, eseguiti da ippiatri professionisti, «per selezionare con maggiore attenzione gli animali che partecipano alla corsa».
Infine, invita a «riaprire il dossier sulla candidatura della Festa di San Costantino a patrimonio Unesco. Dalla sua valorizzazione culturale dipende anche la sua conservazione futura».
Anche i consiglieri regionali dei Riformatori Sardi hanno preso posizione, presentando una proposta di legge composta da sei articoli che mira a tutelare e valorizzare le tradizioni locali, riconoscendo il valore storico, religioso e culturale di manifestazioni come l’Ardia.
Aldo Salaris, primo firmatario, spiega: «Si tratta di eventi che fanno parte del patrimonio immateriale della comunità sarda. Il decreto firmato dal ministro mette a rischio tradizioni secolari. Le manifestazioni religiose, storiche e culturali non possono essere trattate alla stregua di eventi sportivi o di spettacolo. La proposta di legge nasce per affermare questo principio: le tradizioni sarde non si toccano».
Categorica la posizione del sindaco di Sedilo, Salvatore Pes: «Durante la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, si è registrato un duro scontro con i vertici della Prefettura di Oristano. Ci vogliono imporre regole che stravolgono una tradizione secolare: è inaccettabile».
Pes respinge la richiesta di applicare all’Ardia l’articolo 68 del Tulps, il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza: «Gli articoli da applicare sono invece il 25 e il 26, che riguardano le processioni e le manifestazioni religiose. L’Ardia non è un concerto, né un evento sportivo. È autoregolamentata dai sedilesi, che la conoscono nei minimi dettagli. L’introduzione delle misure previste dal decreto Abodi – transenne, fondo sabbioso e simili – metterebbe a rischio l’incolumità di cavalli e cavalieri».
L’amministrazione comunale si opporrà con forza a qualsiasi tentativo di omologare l’Ardia alle corse equestri del resto d’Italia. «Difenderemo fino all’ultimo la nostra identità. Non ci faremo sottomettere. Mi auguro che questa proposta di legge venga discussa in tempi rapidi e che trovi l’unanimità del Consiglio regionale – conclude Pes –. In gioco c’è un pezzo importante della nostra storia e della nostra anima: le tradizioni sono il cuore del popolo sardo».



























