Sanità nuorese al collasso, gli atti interni smentiscono la Regione: “Turni folli e rischio clinico”
La sanità nel territorio della ASL 3 di Nuoro è al centro di una profonda crisi istituzionale e gestionale.
A far scoppiare il caso è una netta denuncia di Roberto Capelli, che evidenzia come i documenti interni e le segnalazioni dal campo descrivano una realtà drammatica, ben distante dalle rassicuranti comunicazioni ufficiali della Regione.
Le criticità investono i principali presìdi della Sardegna centrale, a partire dall’ospedale San Francesco di Nuoro, dove si registrano reparti sovraffollati e pazienti acuti bloccati in corsia in attesa di trasferimento anche per oltre 200 giorni, segno del fallimento nel raccordo tra ospedale e territorio.
A confermare questo scenario di massima allerta vi sono gli atti ufficiali firmati dagli stessi operatori: una lettera inviata dai medici del Pronto Soccorso del San Camillo di Sorgono ai vertici dell’ASL Nuoro formalizza una una situazione ormai allo stremo:
“Gentili Direttori, Con la presente desidero formalizzare la mia profonda preoccupazione in merito alla gestione dei turni di Pronto Soccorso che mi vede coinvolto, insieme ai due colleghi, nelle ultime settimane. Il monte ore assegnato a ciascuno e la frequenza dei turni notturni superano abbondantemente il debito orario previsto dal CCNL di categoria. Ad oggi, la mancanza di un adeguato riposo tra un turno e il successivo riduce drasticamente i livelli di vigilanza necessari per operare in sicurezza nell’area dell’emergenza e a tutt’oggi non si vede ancora nessuna risposta concreta in termini di personale. Nel rispetta dell’art. 32 della costituzione e del codice di Deontologia Medica, ritengo mio dovere segnalare che l’attuale carico di lavoro non consente di garantire lo standard di sicurezza necessario per la cura dei pazienti e ci espone a un inaccettabile rischio clinico e medico legale”.
Di fronte a questa crisi, Capelli attacca il silenzio assordante delle istituzioni sarde autonomistiche e territoriali, incapaci di convocare la Conferenza sanitaria da lui richiesta formalmente a metà luglio, mentre l’unica risposta è giunta dalla Prefettura.


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