Pavoletti dice addio al calcio: la lettera è una dichiarazione d’amore per Cagliari e i sardi
Leonardo Pavoletti dice addio al calcio e lo fa con una lunga lettera pubblicata sul sito di Gianluca Di Marzio. “Oggi sono sereno. Ho deciso di ritirarmi. Anche se una piccola porta la lascio ancora aperta”. L’ex giocatore del Cagliari, bandiera rossoblù specialmente dopo il gol al Bari che valse la promozione in serie A, si racconta partendo dagli esordi fino ad arrivare a Cagliari, città definita casa sua. L’attaccante livornese parla delle difficoltà avute durante la lunga carriera, dalle partite con i dilettanti fino ai grandi palcoscenici di Genoa e Cagliari.
La dichiarazione d’amore a Cagliari e ai sardi
“Fateci caso – scrive Pavoloso – , la vita è come un libro. Se lo rileggi più volte cogli diverse sfumature”. E il capoluogo sardo, che di sfumature gliene ha regalate tante, occupa un ruolo nevralgico nella vita di Leo. “È la sensazione di aver trovato il proprio posto nel mondo e di non avere bisogno di cercare altro. Cagliari è l’unione tutta sua del popolo sardo. È l’occhio attento e penetrante della sua gente, che prima di accettarti ti deve studiare e capire. Perché una volta che entri a far parte della loro famiglia, sarai per sempre loro figlio. Ci ho passato 9 lunghi anni. Anni in cui tutto ha trovato senso, un passo alla volta. Anni che hanno raccontato e racchiuso tutto. Una prima stagione dura – ricorda il bomber – in cui ho faticato a legare con la città e a creare rapporti, con ritiri punitivi e una salvezza arrivata all’ultimo. Quella successiva, fatta di gol, Nazionale e la nascita del mio primo figlio”.
“E poi – continua Pavoletti – il crociato rotto due volte, i cambi di allenatore, la retrocessione. Sento ancora il buio, la tristezza, la pesantezza di quel giorno. Il silenzio. Noi seduti su un battello per tornare dallo stadio di Venezia. I compagni che piangevano. Quel senso di fallimento. Mi sentivo responsabile. Dovevo riportare il Cagliari in A”.
La favola di Bari
E qui inizia il capitolo che nessun tifoso del Cagliari potrà mai dimenticare. “Bari, 11 giugno 2023. Se vinciamo, torniamo in A. Non aspettavo altro, ma Ranieri mi tiene in panchina. Quella maledetta panchina, come quando ero ragazzo. Sono incazzato. Il tempo scorre, 0-0. Entro solo all’89’. Ma la vita me lo ha insegnato, ogni minuto può essere importante. Mi sono allenato per questo. Cross dalla destra, ci arrivo prima di tutti. 0-1, siamo in Serie A. Tutto riassunto in 5 minuti. 5 minuti. Ora capite perché per comprendere quel gol era necessario partire dall’inizio?
Mi è capitato di ripensarci. Ripensare al fatto che su quel pallone ci sia arrivato grazie a quel ragazzino che giovane e inconsapevole si faceva partite in panchina, viaggi in macchina con papà, che non si sentiva all’altezza. Quando ormai era un uomo, tutto è tornato. La bellezza e il significato di quella rete li ho capiti solo dopo. E non rivedendola in tv, leggendo i complimenti sui social o le pagine di giornale. L’ho fatto – conclude Pavoletti – rivedendolo e rivivendolo con gli occhi e il cuore dei sardi. “Leo, è stato l’ultimo abbraccio con papà”. È stata la prima volta che ho pianto con i miei figli. Tutti si ricordavano dove e con chi fossero in quell’istante. Ogni cagliaritano, un ricordo diverso. Unico, eterno.”




























